IN VIAGGIO VERSO IL MONDO DIETRO IL SOLE per cui né alba né tramonto possono più indicare non solo la meta, ma neppure la direzione
Il primo grande festival dedicato al recupero e alla valorizzazione della musica popolare pugliese, di maggior qualità e tra i più apprezzati a livello nazionale, quest’anno vi propone un Viaggio, una sorta di Odissea dove non c’è un'Itaca che fa di ogni luogo una semplice tappa sulla via del ritorno, ma un Odissea come ripresa del viaggio, come tappa del successivo andare.
Abbiamo pensato al viaggio per indurre una riflessione sugli anni che stiamo vivendo, i quali hanno visto lo sfaldarsi di una geografia stabile, e insieme hanno accennato a quel processo migratorio che confonderà i confini dei territori a cui faceva riferimento la nostra identità. Usi, consumi e culture si contaminano e se “morale” o “etica” vuol dire costume, è possibile ipotizzare la fine delle nostre etiche fondate sulla nozione di proprietà, territorio e confine a favore di un'etica che, dissolvendo recinti e certezze, va configurandosi come un'etica del viaggiatore, che non si appella al diritto, ma all'esperienza, perché, a differenza dell'uomo del territorio che ha la sua certezza nella proprietà e nel confine, il viaggiatore non può vivere, senza elaborare la diversità dell'esperienza, cercando il centro non nel reticolato dei confini, ma in quei due poli che Kant indicava nell'anima e nel cielo stellato che per ogni viaggiatore hanno sempre costituito gli estremi dell'arco in cui si esprime la vita in tensione.
Fine dell'uomo come lo abbiamo conosciuto sotto il rivestimento della proprietà, del confine e della legge, e nascita di quell'uomo più difficile da collocare, perché viaggiatore inarrestabile, in uno spazio che non è garantito neppure dall'aristotelico "cielo delle stelle fisse", perché anche questo cielo è tramontato per noi. E con il cielo la terra, perché non è più terra di protezione e luogo di riparo.
In questo nostro viaggio tra tempi diversi, luoghi curiosi e personaggi anche fantastici e bizzarri pensiamo a noi stessi secondo quell’"etica del viandante" che ci indica Galimberti: la capacità di Ulisse di prendere le decisioni secondo le situazioni e le prove che man mano deve affrontare, memore della lezione greca del “conosci te stesso”, cioè conoscere prima di tutto le proprie potenzialità e limiti, per non oltrepassarli, per trovare sempre la giusta misura.
C'è ancora del caos dentro di voi? C'è ancora una stella danzante? ...allora venite in Puglia sul Gargano al Carpino Folk Festival
OLTRE 60.000 PRESENZE | IL PRESIDENTE, MICHELE ORTORE E' PIU' CHE SODDISFATTO DEL BILANCIO DI QUESTA EDIZIONE DELLA RASSEGNA: «dieci giorni - dichiara - che hanno visto il nostro comune punto di riferimento per quanti amano questo genere di musica, in cui tradizione e qualità sono, come sempre, la carta vincente».
Un successo andato oltre ogni più rosea aspettativa che ha fatto registrare, in termini numerici, cifre a più zeri: ben sessantamila gli spettatori presenti nel centro garganico durante le dieci serate della manifestazione. [Foto Domenico Sergio Antonacci - Archivio Carpino Folk Festival] Quest’anno il Carpino Folk Festival ha compiuto quindici anni. Dal 1996 il Festival ha sicuramente cambiato volto nella formula, ma non ha mai tradito lo spirito e l’identità che fin dall’inizio ne hanno fatto, insieme alla qualità delle proposte artistiche, la fortuna. È una identità, questa, che l'Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha conservato gelosamente, e che ancora oggi, assieme al sempre altissimo livello del cartellone, è alla base del suo successo. Dieci sono state le date dal 26 Luglio a Lesina fino al 10 agosto, passando per San Marco in Lamis. 15 eventi delle compagnie e dei gruppi per un totale che supera i 160 artisti; progetti speciali e produzioni originali del festival, un concorso fotografico, proiezioni inedite e Notte di Chi Ruba Donne con la riproposizione della Serenata come veniva portata a Carpino e San Giovanni Rotondo fino alla prima metà del secolo scorso. Tutte le serate sono state apprezzatissime dal pubblico e, per i concerti, la Piazza del Popolo di Carpino è sempre risultata affollata, totalizzando oltre 60.000 spettatori. Il picco di oltre 17.000 raggiunto con il concerto di Youssor N'Dour e il 95-enne Antonio Piccininno e i Cantori di Carpino nella serata conclusiva del festival. Ottimi risultati che confermano il grande momento di popolarità che sta vivendo il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni. La quindicesima edizione del festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall'Assessorato al Turismo, alla Cultura e al Mediterraneo della Regione Puglia e finanziato dall'Unione Europea, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dal Parco Nazionale del Gargano, è stato organizzato secondo gli standard di eccellenza che hanno caratterizzato le ultime edizioni, nell’ambito del Five Festival Sud System, dall'Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l'Azienda di Promozione Turistica di Foggia e col sostegno economico del Gruppo Saccia, le Ferrovie del Gargano, Europa Costruzioni e Partesa.
L’entusiasmante avvio della manifestazione è avvenuto con l'anteprima di Lesina con la rievocazione del Ballo di Sant'Anna sotto la direzione di Primiano D'Addetta, poi proseguito con il progetto de Le Tarantelle del Gargano a San Marco in Lamis nell'ambito di "un festival che coinvolge il territorio" con Ciro Pignatelli. Quindi le prime due serate a Carpino dedicate alle bande (Girodibanda e BandAndriatica) che hanno fatto proprie il repertorio della musica folk e popolare della Puglia, dell'adriatico e dell'area balcanica. Il 5 agosto è partita la tre giorni dedicata alla presentazione dei progetti speciali della rassegna più strettamente legati alla tradizione del Gargano (Memorie di un territorio, Progetto Cala la Sera, la riproposizione della Serenata come si portava a Carpino e a San Giovanni Rotondo e il Raduno delle Chitarre Battenti del Gargano). Il festival si è trasferito nella parte più vecchia del paese per presentare i suoi progetti speciali. Tre serate completamente dedicate agli artisti e alla musica del Gargano e l’omaggio alla musica della chitarra battente. E' con la riproposizione della Serenata come si portava fino alla prima metà del secolo scorso che l'armonia, che consente ad una comunità di ballare e suonare, si è trasformata in magia con gli anziani del paese, donne comprese, che ad uno ad uno, con meraviglia di tutti, decidono di esibirsi in pubblico. Speciale il progetto di Pio Gravina sui vecchi nomi delle vie del Gargano che ci ha raccontato un Gargano segreto attraverso una Carpino che fu. Dall'8 agosto in Piazza del Popolo gli spettacoli della XV edizione con i grandi nomi del cartellone: grandi protagonisti della scena della World Music come Youssou N’Dour e Al Di Meola e nomi che non hanno bisogno di presentazioni e che sono stati in grado di soddisfare i gusti musicali di tutti gli appassionati che sono intervenuti: Canzoniere Gracanico Salentino, gli E ZèZi Gruppo operaio di Pomigliano D'arco, Mimmo Epifani, Alessandro Mannarino e il concerto finale dei Cantori di Carpino con il protagonista principale della rassegna, il 95-enne Antonio Piccininno capace di far ballare anche il Presidente della Fondazione Petruzzelli, nonché Sindaco della Citta di Bari, Michele Emiliano: "siamo in una delle piazze della tradizione musicale e culturale pugliese che ci dà la forza di tenere la schiena dritta". Intervenuta anche l’Assessore regionale Elena Gentile, invitata con il Presidente della Provincia Antonio Pepe e il Commissario del Parco del Gargano, Stefano Pecorella.
E adesso subito un auditorium che sia tempio della musica popolare
Il presidente del CFF rilancia il progetto della struttura "Il Carpino Folk Festival - sostiene il presidente dell'associazione omonima, Michele Ortore, è paragonabile ad una calamità naturale, dove sarebbe stupido e presuntuoso pensare di poterla combattere, al contrario, come è giusto fare con la natura e i suoi eventi, bisogna solo farsi da parte e capire che non si può fermare un fiume in piena, ma semmai costruire nuove dighe per sostenere ciò che ormai va ben oltre l'iniziativa di un piccolo paese garganico ricco di cotanta cultura. Per il prossimo futuro ci orienteremo verso tre direttrici: la Fondazione Carpino Folk Festival, l'Auditorium della Musica Popolare del Gargano e il riconoscimento Unesco. Sembrerà strano, ma stiamo parlando di un festival del sud Italia. Se continueremo ad essere beneficiari di finanziamenti europei (FESR, Poin), insieme ad un maggiore impegno delle amministrazioni locali, anche il Carpino Folk Festival potrà adoperarsi per il territorio, promuovere il Gargano e sintonizzarlo sul trend positivo che coinvolge tutta la regione di Puglia. La piazza simbolo del nostro festival ormai non riesce a contenere più l'enorme presenza di visitatori. Diventa urgente la necessità per il Gargano di dotarsi di un struttura che possa ospitare eventi come il Carpino Folk Festival ma che, durante l’arco dell’anno, permetta di realizzare anche altre manifestazioni con grosso afflusso di pubblico, questa struttura è l’Auditorium della Musica Popolare del Gargano. In attesa dell'approvazione del progetto ci attiveremo per la costituzione dell'organismo che dovrà gestire la struttura. Preziosa la bella collaborazione con Amnesty International di cui condividiamo le finalità istituzionali e che quest’anno ha qualificato la nostra manifestazione anche sotto il profilo della salvaguardia dei diritti umani. Tanti sarebbero i ringraziamenti da fare, a partire dal Sindaco di Carpino e a tutti i volontari che si sono impegnati rinunciando alle proprie vacanze. Quest'anno è doveroso ringraziare una grande donna pugliese che partendo praticamente da zero è stata capace di strutturare un sistema che oggi è uno dei motori dello sviluppo pugliese: produce qualità, occupazione, attrattività del territorio, identità, conoscenza, coesione sociale. Col suo impegno, la saggezza, la coerenza e la tenacia, Silvia Godelli ha prodotto una vera e propria “rivoluzione” nei settori della cultura e dello spettacolo pugliese fino a divenire un modello nazionale.
Arrivederci al Carpino Folk Festival n.16 sul Gargano nella prima decade di agosto 2011"
Cantante ipnotico, musicista poliedrico, Youssou N'Dour è partito dalla tradizione delle danze "mbalax" del suo Senegal per approdare a un singolare afro-pop. E' il musicista africano più conosciuto dal pubblico del rock, grazie anche alle sue collaborazioni con personaggi come Peter Gabriel, Paul Simon, Sting e Neneh Cherry. La sua musica mescola ritmi africani, caraibici e pop, alla ricerca della perfetta unione tra le radici della sua terra e il panorama contemporaneo, spaziando dall'utilizzo della lingua inglese a quella francese, ma non rinunciando all'espressività del Wolof, la lingua nazionale senegalese.
Nato il primo ottobre del 1959 nella Medina, uno dei quartieri storici di Dakar, in una famiglia di griots (i cantastorie, personaggi chiave della cultura africana), N'Dour mette subito in luce il suo straordinario talento. "Sono nato con il dono del canto: ho una missione da compiere", racconta. E così, praticamente bambino, inizia a cantare nelle cerimonie dei battesimi e delle circoncisioni. A 16 anni realizza il suo primo singolo, "M'ba," e diventa già una star della radio. Per un certo periodo frequenta anche la scuola d'arte di Dakar, quindi, la sua carriera si sviluppa rapidamente.
Dotato di un tenore dolce e suggestivo, N'Dour si mette in luce al Miami, il club più alla moda della capitale senegalese, insieme alla sua Star Band: "Quando ho iniziato a cantare, altri paesi africani come il Ghana o la Nigeria avevano cominciato a sviluppare la loro tradizione di musica moderna. In Senegal, invece, fino a tutti gli anni Sessanta la musica alla moda era rimasta quella cubana di Johnny Pacheco. Noi volevamo cantare nella nostra lingua wolof. Insieme con la Star Band ho creato una musica, il 'mbalax', che in lingua wolof indica il ritmo che proviene da un tamburo chiamato 'mbeung mbeung'".
Proprio il ritmo incessante e ipnotico è fin dall'inizio la caratteristica peculiare della sua musica, segnata dall'incedere del tama, il tamburo parlante usato per la comunicazione tra villaggi: "A Dakar quando dicono 'è molto mbalax', vuol dire che ha un ritmo forte e distinto - racconta -. Ai tamburi viene dato il nome collettivo sabars e formano la base del mbalax. Tra questi il tama è il tamburo che invita alla danza". E con Youssou N' Dour suona dal 1977 il miglior suonatore di tama del Senegal, Assane Thiam.
Al Carpino Folk Festival il re del mbalax, Youssou N'Dour, porta il suo ultimo album che ha dedicato a Bob Marley. Il CD è intitolato Dakar-Kingston ed è stato registrato tra Parigi e i Tuff Gong Studios giamaicani, con musicisti del calibro di Tyrone Downie (The Wailers), il sassofonista Dean Fraser, il chitarrista Earl "Chinna" Smith, il batterista Shaun "Mark "Sansone e il bassista Michael Fletcher. «A quasi 30 anni dalla morte - dice - Bob Marley resta un simbolo di libertà, un simbolo del sogno africano». Ancora Marley? «Per quelli della mia generazione è stato la speranza. La prima star mondiale a venire da un Paese sottosviluppato. Quello che ci ha fatto pensare: "Allora perché non io?", la scossa che ancora oggi manca a milioni di ragazzini africani. L' Africa deve sollevarsi con le proprie gambe: molto, molto prima del "Yes We Can" di Obama, Marley ci ha illuminato: Stand Up, Africa Unite»
A Sud, nella terra della chitarra battente arriva Al Di Meola Quando si parla della moderna chitarra c’è un nome che risuona a livello universale: Al Di Meola il virtuoso che per ben 14 volte a conquistato il titolo di «miglior chitarrista» assegnato dalla rivista Guitar Magazine.
Dopo un tour mondiale interminabile, dall'Argentina alla Spagna, all'Australia al Marocco ha deciso di diffondere la sua World Music al Carpino Folk Festival, il festival della musica popolare del sud italia, con la nuova formazione “New World Sinfonia” da lui definita “uno dei migliori gruppi della mia carriera”.
Le formazioni di Al Di Meola hanno sempre raggiunto altissimi livelli di qualità musicale. Basti ricordare le esperienze con il gruppo elettrico “Tour de Force”, con Jan Hammer, Anthony Jackson, Steve Gadd e Mingo Lewis; il trio con le superstar della chitarra John McLaughlin e Paco de Lucia e il supergruppo fusion degli anni settanta “Return To Forever” con Chick Corea, Stanley Clarke e Lenny White. Con la sua impeccabile tecnica alla chitarra sia acustica sia elettrica spicca l’abilità compositiva di Di Meola, il lirismo e la profondità delle sue composizioni e delle sue doti espressive. Ha collaborato tra gli altri con Paul Simon, Phil Collins, Carlos Santana, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Gonzalo Rubalcaba, Milton Nascimento, Egberto Gismonti, Stevie Wonder e Frank Zappa.
È un giro del mondo sulle sei corde quello che Al Di Meola regala con i suoi concerti. Un viaggio che il prossimo agosto si ripeterà al Carpino Folk Festival (www.carpinofolkfestival.com) dove normalmente le corde suonate arrivano anche a 12 e sono quelle della chitarra battente. È stato un pioniere dell’incontro tra la world music e il jazz, capace di contaminare flamenco, tango, musica orientale, brasiliana e africana, sarà la prima volta di Al Di Meola con la tarantella, la musica tradizionale italiana e lo strumento di Andrea Sacco.
Il Gargano è una terra che ha una tradizione di pastori, contadini e pescatori. Oggi il Gargano è anche una meta di turismo grazie alle sue coste, allo splendido mare, all’entroterra boscoso e montuoso, all’artigianato locale e alla gastronomia tipica. Un’attrazione sempre più forte in questa terra è esercita anche dal patrimonio culturale e musicale che oggi viene riscoperto e coltivato, dopo essere stato per decenni abbandonato a causa anche della migrazione degli anni ‘50 e ‘60 che ha svuotato queste terre di molta energia spostandola altrove. Si è assistito e si assiste, quindi, ad una riscoperta della tarantella del Gargano. Sono molti i gruppi di giovani musicisti e appassionati – coadiuvati in questo dalle amministrazioni pubbliche più lungimiranti che qualche volta danno un contributo a manifestazioni e festival – che riprendono in mano canti e testimonianze musicali del passato cercando di salvarle, diffonderle e rinnovarle. Tra i più vecchi suonatori del Gargano c’è un gruppo che è ormai una leggenda: i Cantori di Carpino (“Tarantella del Gargano” è anche il titolo di un loro sonetto). I Cantori di Carpino si sono ritrovati in un vortice di attenzione e notorietà da parte di appassionati ed anche studiosi di etnomusicologia (come Alan Lomax e Diego Carpitella che già negli anni cinquanta avevano effettuato approfondite indagini all’interno di un progetto di ricerca con cui hanno raccolto molti documenti sulla musica etnica italiana). Uno degli aspetti che contraddistingue la Tarantella del Gargano, anche se si dovrebbe parlare di tarantelle del Gargano perché ci sono tra i paesi e territori del Gargano diverse tradizioni musicali che si richiamano alla tarantella, è la presenza forte della “chitarra battente” che ritma i canti, le serenate e le ninne nanne. Gli antichi rituali delle tarantelle e della cultura popolare sono resi attuali nei ritmi vigorosi di chitarra e tamburi che si possono ascoltare sempre più spesso per le piazze di Carpino e dei paesi del Gargano.
Tra i progetti musicali più attenti alla tradizione vi è quello denominato: Progetto ‘Cala la Sera’. Non si tratta di un “gruppo” musicale, ma è l'espressione di un vero e proprio progetto di riscoperta delle tradizioni di trasmissione orale di San Giovanni Rotondo. Parliamo espressamente non solo di canti, suoni e balli ma la ricerca sconfina in tutta la tradizione che è trasmissione di esperienza e di conoscenza. Il progetto prende il nome da un evento estivo che dall’estate del 2004 coinvolge gli anziani di San Giovanni Rotondo, detentori della cultura del posto che con le loro caratteristiche voci, si esibiscono per le vie del paese con un repertorio di canti tramandati da generazioni. I canti (li strapulette) sono stati attinti solo ed esclusivamente dalle fonti trovate a San Giovanni Rotondo e rievocano tutti i sonetti, sotto forma di tarantelle e di canti alla stesa, che si eseguivano durante la “serenata” e durante le feste. Questi vengono accompagnati con strumenti tradizionali e dunque non subiscono contaminazioni di nessun genere, vengono suonati e cantati così come ci sono stati trasmessi. Tutti i brani vengono suonati con strumenti tradizionali del Gargano con l'aggiunta dell’organetto (“l’armonneca”) a due e otto bassi portato sul Gargano dai pastori della transumanza. La tarantella di San Giovanni con organetto è il risultato di una inevitabile unione tra i repertori abruzzesi e le tarantelle garganiche che si sono fuse nella (cosiddetta) tarantella “sangiuvannara”.
I Cantori di Carpino e il progetto Cala la Sera saranno i protagonisti della seconda anteprima del Carpino Folk Festival in quel di San Marco in Lamis.
La rassegna (un festival per il territorio) continua il 31 luglio con gli Alexina e il 1 agosto con Teo Ciavarella e la Musica dei 2 Mondi.
Direzione progetto le tarantelle del Gargano a San Marco in Lamis - Ciro Pignatelli
NON MANCARE AL CARPINO FOLK FESTIVAL - MANNARINO CI SARA' Alessandro Mannarino nasce a Roma nel 1979 ed inizia la sua attività artistica nel 2001, quando si esibisce in strane session a cavallo tra il djing e i live acustici. Lasciandosi alle spalle queste esperienze di “dj con la chitarra”, nel 2006 da vita alla “Kampina” una band formata da 5 elementi con cui si esibisce nei maggiori club e locali della capitale. Nei suoi testi, macchiati dai forti toni del surrealismo, si vivono storie oniriche e tragicomiche di pagliacci, ubriachi e zingari innamorati. Partendo dalle sonorità e dai ritmi della musica popolare italiana Mannarino condisce il proprio mondo con elementi di musica balcanica e gitana, citazioni felliniane e evoluzioni circensi. Si è esibito sul palco di importanti manifestazioni. Ha suonato nella trasmissione televisiva “Parla con me” di Serena Dandini. Sul palco di Carpino porta la rabbia del suo primo disco “Il bar della rabbia”.
Anche quest'anno arriveranno centinaia di artisti attentamente selezionati per presentare al pubblico un programma di qualità ricco di serate speciali, eventi e momenti emozionanti. La quindicesima edizione del Carpino Folk Festival verrà vissuta intensamente per dieci giornate. Molte le novità per soddisfare ogni giorno gli interessi di un pubblico il più ambio possibile, ma senza forzare l’orizzonte culturale della manifestazione. Una di queste novità è l'allargamanto del coinvolgimento al pubblico e agli appassionati, alla comunità del Gargano che vive un rapporto più stretto e quotidiano con la tradizione e in particolare i giovani del nostro territorio. Per questa ragione la quindicesima edizione si allarga al territorio con due serate di anteprima svolte a Lesina e San Marco in Lamis. A Lesina la serata è volta a ricordare un tragico evento storico che colpi il meridione d'Italia nel XVII secolo.
Lunedì 26 luglio, Lesina – Centro Storico “Il ballo di Sant’Anna” Direzione progetto: Primiano D’Addetta - Associazione Alexina
Ore 19,00 Santa messa in onore di Sant’Anna protettrice delle partorienti Ore 20,00 Processione e benedizione dei falò di Sant’Anna Ore 21,00 Chiesa della S.S. Annunziata esibizione de"Le voci dell’Arciconfraternita del S.S. Sacramento di Vico del Gargano” Ore 21,30 Partenza da P.zza Fontana Parata degli artisti di strada della compagnia de “la tribù dei sempre allegri” con: trampolieri, equilibristi, giocolieri e clown, fachirismo ed arte del fuoco Ore 21,45 Centro storico “se77e fuochi per se77e spettacoli” con: · Nanà – maquillage artistico · Mr. Thomas – fachiro mangiafuoco · Trampuglia – trampoliere acrobatico · The Jack “lemon” Gambino show – seguipersone · Ratataplan teatro Pass Pass – collezionista di attimi Ore 22,00 Piazza Annunziata “storia di un uomo e della sua ombra - Mannaggia ‘a mort” spettacolo di teatro per ragazzi Ore 22,30 Piazza Annunziata “Kukulà” il circo più piccolo del Mondo Ore 23,00 Piazza Annunziata Concerto “Il Ballo di Sant’Anna” · Alexina (Lesina) · I Cantori di Carpino (Carpino) · Progetto Cala la Sera (San Giovanni Rotondo) · Tarantula Garganica (Monte Sant’Angelo)
Il 26 luglio, giorno di Sant’Anna protettrice delle partorienti, rievoca, a Lesina, un evento storico a cui viene associato il rituale dell'accensione dei fuochi nei diversi quartieri del paese. La storia dice che nei giorni precedenti e successivi al 26 luglio dell'anno 1627, si verificò un sciame sismico di eccezionale gravità del quale Lesina fu l'epicentro. Le conseguenze del sisma furono disastrose sia per gli uomini che per le cose. La memoria popolare racconto che il Lago di Lesina, a seguito di quella violenta scossa, ritrasse le sue acque per poi investire, nel riflusso, l'intera cittadina: uno tsunami insomma, che seminò morte e distruzione. La leggenda vuole che gli scampati, per ringraziare la provvidenza di averli graziati, accesero dei fuochi in onore di Sant'Anna. Quei fuochi che tutt’ora si accendono, puntualmente nel giorno di Sant'Anna, nei vari quartieri del paese rappresentano, quindi, allo stesso tempo sia il segno del ringraziamento alla Santa per essere stati risparmiati sia degli enormi ceri accesi in memoria delle tante vittime che quell'evento produsse.
Di seguito la cronaca di quei giorni di Antonio Lucchino «Per quattro giorni avanti del terremoto si vidde una quiete d'aria grandissima, che non spiravano venti, nemmeno una minima aura, ed i caldi erano eccessivi, e quasi insopportabili. Il sole tanto al nascere, quanto al tramontare, si vedea carico di vapori grossi, in maniera, che facilmente senza offensione vi si poteva fissare gli occhi; e il giorno del terremoto fu assai maggiore il caldo, la quiete e l'adombramento de' vapori attorno al sole. Cominciarono ad udirsi, ma leggermente, i terremoti sin dall'anno precedente 1626, in ottobre, novembre e dicembre; in gennaio del 27, in febbraio, in marzo ed aprile: non s'udirono poi il maggio, e il giugno, sino a' trenta di luglio. E più di venti giorni prima fu una grandissima pioggia nella Puglia, e maggiore nelle nostre parti, che, ancorché fusse di mezza està, si vedevano le campagne piene di acque, che da lungi parevano laghi, e paludi, a cui poi seguirono caldi eccessivi. A' ventisette di luglio, tre giorni precedenti, fu l'ecclissi della luna, che si oscurò tutta l'orbita, e dal principio dell'oscurazione sino alla fine vi passarono sei ore. Si guastarono le acque de' pozzi e, con maraviglia e stupore di chi le gustava, davano odore sulfureo, e grave. E il giovedì, giorno precedente, si udirono molti lampi a guisa di tuoni occupati sotto alla terra. Vi fu un altro segno veduto un quarto d' ora avanti da Monsignor Illustrissimo Venturi, Vescovo della città; il quale da una finestra del palagio dove abitava, che riguardava il Monte Sant'Angelo, vidde una piccola nube, la quale velocissimamente se ne andava verso il detto monte; del che si maravigliò non poco, considerando come quella nube era spinta in tal maniera senza che spirasse vento o aura alcuna. A' trenta di luglio dell'anno 1627, il venerdì, che, come si disse, con maggior forza che ne' giorni precedenti il sole faceva sentire il suo calore, (…) giunta l'ora fatale, sedici del giorno, si udì muggir la terra non a guisa d'un toro, ma di grandissimo tuono, che non si saprebbe dare altra comparazione, poichè offuscava la mente e l'udito ; ed appresso subito sì vidde ondeggiare la terra a guisa che sogliono l'onde nel maggior agitamento del mare, in maniera che io ed i miei compagni fummo battuti da quell'impeto di faccia a terra, e, senza mancar niente il muggito, nell'alzarci si sollevò ondeggiando di nuovo la terra, e di nuovo caddimo; ma assai più la terza volta, che ondeggiò con maggiore rabbia che a me parse cadere da sopra un colle. Diede poi una scossa si grande e terribile verso ostro, che rovinò in un subito tutta la Città; e noi avanti a' nostri occhi viddimo, e udimmo, la ruina della Chiesa delle Grazie. Seguitò poi lentamente il tremore, ed alzati, che fummo, si vidde ingombrata, e coverta di una densissima caligine di polvere la Città; e così si vidde sopra Torremaggiore, S. Paolo, Serra Capriola, Apricena e Lesina; con che quelle terre diedero segno ancora di loro ruina. Tutti, restati sbigottiti e pieni di timore, andammo con sollecito piede verso la Città per soccorrere i nostri parenti e cittadini, se si poteva; e durò tanto il tremore che giunsimo nella città, lontana da quel luogo quasi uno stadio, ed allora quel venticello fresco rinforzò, e quella polvere s'alzò in aria, la quale riverberando i raggi del sole, pareva di lontano, che fusse involta di fiamma di fuoco, e si potevano chiaramente vedere le ruine della misera città abbattuta e fracassata; e in un subito si rappresentò a' languidi occhi caso di molta pietà e compassione; poichè oltre le alte e lamentevoli grida, che s'udivano per tutto dei salvi, che piangevano la comune e privata disgrazia, si vedevano uscir fuori della città le meste genti impolverate in maniera che non vi si poteva in modo alcuno scorgere effigie umana, e sembrava ognuno un ammasso di polvere; il che si aggiungeva maggior pietà e compassione vedendosi scaturire dalle ferite di quei miseri fonti anzi rivi di sangue, che scorrendo di sopra quella polvere, parevano tanti ruscelli, che corressero per arenose campagne. Si vedevano altri portar fuori corpi morti, altri semivivi, ed altri storpiati, che non potevano camminare; e li buttavano per la campagna con tanti lamenti e pianti, che occupavano le menti, e poteva dirsi aver cuor d'aspro macigno chi non accompagnava loro con lamenti e pianti. Quei che non avevano patito cosa alcuna si davano attorno agli orti a far capanne con sprovieri di tela e lenzuoli, che si potevano con tanta necessità ritrovare. Noi intanto entrammo nella città, dove s'udivano maggiori i pianti e le strida, piangendo chi il padre, chi la madre, altri i figli, i fratelli e le sorelle, chi gli amici ; e in tanta confusione di cose quel che dava più terrore era che la miseria dell'uno affliggeva maggiormente l'altro in maniera che vano sembrava ogni soccorso ed ajuto».
Al Teatro Petruzzelli della città di Bari è appena terminata la conferenza stampa per la presentazione della XV edizione del Carpino Folk Festival. Durante la conferenza hanno parlato il Michele Emiliano, Presidente del teatro e Sindaco di Bari, Silvia Godelli Assessore alla Cultura, Turismo e Mediterraneo della Regione Puglia, Rocco Ruo consigliere delle Provincia di Foggia, Nicola Vascello commissario dell'APT di Foggia, Michele Ortore presidente dell'associazione e Luciano Castelluccia il direttore artistico che ha presentato il programma della rassegna che sivolgerà dal 03 al 10 a Carpino, con due anteprime gustose al Lesina il 26 Luglio e a San Marco in Lamis il 30 Luglio.
Di seguito gli auguri di Silvia Godelli e gli auspici di Riccardo Noury - Portavoce di Amnesty International per l’Italia.
Il valore della terra, le storie antiche degli uomini e delle donne, le cantate solitarie e quelle collettive volte a rappresentare i temi universali della condizione umana. Questi i filoni portanti delle musiche popolari della Puglia, questo il senso del Carpino Folk Festival, il festival del Gargano.
Un luogo di carnale coinvolgimento, ma anche di sognante simbolicità: questa piccola penisola protrusa nell’Adriatico, frastagliata da una scogliera di fascino, ricoperta di boschi e zone umide, punteggiata da borghi antichissimi di civiltà contadina, nelle sere d’estate che dalla calura cedono alle brezze del mare si anima delle voci pregnanti e delle martellanti sonorità del festival. Voci celebri e anziani cantori locali si alternano sugli strumenti della tradizione a evocare le storie e i desideri, la gioia e il dolore di un popolo della terra che riassume in sé alcuni tra i più importanti significati della Puglia, in dialogo con altre terre e altre musiche della nostra regione, ma poi guardando oltre di sé, alla musica world, ai tanti altri messaggi musicali dei popoli del mondo. Tanti auguri al Carpino Folk Festival, al Gargano, ai musicisti emozionanti e commoventi che reinterpretano la nostra storia e guardano dal passato verso il futuro. Tanti auguri a queste antiche e civilissime popolazioni, testimoni di Puglia e delle sue radici più profonde.
Silvia Godelli Assessore alla Cultura, al Turismo e al Mediterraneo della Regione Puglia
Sono estremamente felice di iniziare, quest’anno, la collaborazione col Carpino Folk Festival. Felice perché è un’iniziativa di qualità e di valorizzazione della tradizione musicale di una terra straordinaria (così come sono straordinari gli attivisti e le attiviste di Amnesty International della Puglia!).
Il tema dell’edizione 2010 ha molto a che fare con l’azione che, ormai da 50 anni, svolge Amnesty International. Il "Viaggio verso il mondo dietro il sole" è, per noi, anche la scoperta e la denuncia di ciò che non si vede, non si racconta. Una zona oscura, certo, nella quale imperversano impuniti e indisturbati i governi che torturano, che arrestano, che uccidono chi compie un’azione oggi sempre più pericolosa: dissentire, mostrare la diversità delle idee, dell’origine, della fede, dell’identità e dell’orientamento sessuale. Ma “dietro il sole” c’è anche tanto coraggio. Il coraggio delle persone che ovunque nel mondo sfidano la repressione, le intimidazioni, le telefonate anonime, le minacce esplicite di morte per denunciare le violazioni dei diritti umani. Il coraggio di chi difende la sua dignità come il vestito che mai potrà essere strappato. Il coraggio di chi sfida un aguzzino guardandolo dritto negli occhi. Sono quelle persone che consentono ad Amnesty International, alle sue attiviste e ai suoi attivisti, di portare avanti le sue campagne. Sono certo che il Carpino Folk Festival ribadirà quello che la storia di Amnesty International ci ha raccontato sin qua: che la musica è un mezzo straordinario per parlare di libertà, giustizia e diritti umani.
Riccardo Noury Portavoce di Amnesty International per l’Italia