Per l'occasione il Comune di Carpino alle ore 18,00 inaugura l'apertura al pubblico del Palazzo Baronale a lui intestato: Centro Culturale "Andrea Sacco". Certi “anniversari”, diventano un motivo che toccano le corde non di un qualsiasi strumento musicale, ma quelle molto più complesse della nostra anima. Per la comunità carpinese la ricorrenza della morte di Andrea Sacco è un punto di ripartenza che ci rinnova e ci rigenera. Il suo riscatto è il nostro riscatto. La sua celebrazione è il nostro modo di aprirci al mondo.
Per tutto ciò e molto altro siamo veramente felici della scelta del Comune di Carpino di dedicare alla memoria di Andrea Sacco il nuovo centro di animazione culturale situato presso il Palazzo Baronale.
Dalle mani trepidanti di Aurora Russi rivive con suggestiva espressività Andrea Sacco "Andrea Sacco - dice Aurora Russi -, padre della tarantella del gargano, forma di canto popolare con ballo; voce etnica e tagliente, ha reso Carpino punto di riferimento della musica folk italiana accordando nuove e vecchie generazioni. Dall'iniziale lucentezza della sua chitarra battente quando fondò il gruppo dei Cantori di Carpino, alla decadenza fisica di una vecchiaia che non intaccò la sua memoria, è stato e sarà sempre protagonista e richiamo del mondo della musica. Le sue parole "chi sone e cante non more maje" attestano che l'arte resiste al tempo e con essa storie, racconti e tradizioni possono così sottrarsi alla lunghissima agonia dell'abbandono e della dimenticanza. Melodie e serenate risuonano a ritmo di una danza antica seguendo sinuose curve, mentre sembra di sentire la voce intonata delle corde che esalarono la prima nota."
L’artista esperta di anatomia artistica, modella corpi a tutto tondo e bassorilievi che raccontano nel paesaggio nostrano il lavoro dei nostri contadini attaccati alla vita, affrontando fatiche, dolori, con quella forza che nasce dal cuore garganico pronto a superare avversità per amore, dei figli, della famiglia. Gennaro Martella
Enrico Noviello onora il suo compagno, Z' 'Ndreijë Sacco
Manca una settimana al venerdì 17 marzo 2006, Michelina sua figlia mi telefona, mi prega di dirlo anche a Elia. Andrea sta male, e forse stavolta non ce la farà, dice. Scendiamo, Elia ed io, e incontriamo per l'ultima volta Z' 'Ndreijë da vivo. Non parla ormai, e come sempre negli ultimi anni suoniamo noi per lui, cantiamo, Andrea approva con mugugni, suoni, vocalizzi che vengono da lontano. Andando via quel sabato lo baciamo come si bacia un bebè con la pelle liscia liscia.
Era il 1971, avevo pelle liscia e 5 anni quando mio zio Girolamo tornò per un mese, a Manfredonia, a trovare la numerosa famiglia Noviello. Noi piccolini avevamo solo sentito parlare, quasi miticamente, di questo zio che viveva in Australia da prima che noi nascessimo. Eh sì, effettivamente non c'era dubbio, zio era una leggenda vivente: tornò con un regalo per ciascuno di noi decine di nipotini, e mica regali qualunque: penne a 2 colori, fossili giganti di pietra, orsetti peluche chiamati koala, e altri peluche che lui chiamava canguri ma che noi, chiaramente, sapevamo che in natura non esistevano e zio ci prendeva in giro. A me poi portò un oggetto assurdo, sicuramente magico: un boomerang.
Con mia sorella passammo vari anni a lanciarlo, perchè zio diceva che, lanciandolo, il boomerang torna indietro. Un'altra assurdità, come i canguri. Lanciavamo, lanciavamo, indietro il boomerang non tornava mai, solo avanti. E così da Manfredonia lanciavamo a Mattinata, di colpo a Roma, quindi Civitavecchia, Vicenza, fino in Friuli, seguivamo il lavoro di mio padre, e in Gargano tornavamo solo per i 4 mesi di estate: una banda di cugini - sole - sale - canalicchië - il magazzino di ferri vecchi del nonno - a pesca con la canna - il pallone per strada...
Poi un giorno il boomerang tornò indietro. Molti anni dopo, nell'ottobre 2008, quando il FOLKFESTIVAL di Carpino chiese a MALICANTI – il gruppo in cui suono - di riportare agli emigranti pugliesi d'Australia le vecchie canzoni che loro avevano lasciato in Puglia.
E' stato così che zio Girolamo mi ha sentito cantare i sonetti di Carpino accompagnato dalla chitarra battente. Ricordo la sua faccia sorpresa, quasi preoccupata: “e tu... che ci fai con i carpinesi??”. Noi ci ridiamo sopra, ma a Melbourne il calendario garganico di zio Girolamo era fermo al 1956, quando lui con papà e nonno giravano i paesi del Gargano con un carretto pieno di stoffe, da vendere a chi si faceva la dote. E a Carpino bisognava stare attenti, dicevano loro. Ci mettiamo seduti, gli racconto di Andrea Sacco, di che tipo era, deciso, tenace, che la mosca sotto il naso non gli era mai passata. Racconto di un uomo generoso, passionale, che faceva scherzi e battute, che sapeva di musica e di anima, temerario. Zio ascolta attento, approva la mia amicizia, e dice: “Avrei proprio voluto conoscerlo, quando eravamo giovani e tutti e due, a sangue caldo... saremmo stati buoni compagni...!”
Compagni ci chiamava Michelina quando Elia ed io arrivavamo a casa, a via Caracciolo 34, o a Foce Varano. “Papà, sono arrivati i compagni tuoi...”. In effetti eravamo compagni: scherzavamo e ridevamo tutto il tempo, e poi cantavamo suonavamo. Noi eravamo giovani, Andrea lo era ancora di più. A volte succede, specialmente con gli uomini che hanno compiuto nella vita quello per cui erano nati: invecchiando, tornano bambini. In particolare con Elia, appena si vedevano cominciavano il duello di battute e prese in giro reciproche, in punta di spada, perfetti adolescenti.
Dopo una lunga pausa, legata alla morte della sua padrona Graziella, zì Andrea era tornato a suonare e cantare, cioè a fare quello che per lui era vitale. Andrea Sacco viveva di musica. Diceva spesso: “chi suona e canta non muore mai”. Se per noi che siamo venuti dopo questa frase è una bellissima metafora, per Andrea era una frase letterale. Più Andrea suonava e cantava, e più si sentiva bene, si sentiva forte. Andrea aveva bisogno di cantare come altri hanno bisogno di fare una passeggiata all'aria aperta, o di fare da mangiare a figli e nipoti almeno la domenica. Suonava molto anche da solo, o mentre Michelina stirava, e le visite a casa erano molto rare, prima che con Elia diventassimo un po' di casa. Paradossale, che una delle più ispirate voci del nostro Mezzogiorno abbia passato tutti i suoi ultimi anni a cantare senza ascoltatori.
Ogni tanto compariva qualcuno. Ai musicisti come Eugenio Bennato, Giovanna Marini, Rosapaeda non sfuggiva il genio musicale assoluto di Andrea, come a Sciarra non sfuggì il fatto che Andrea “bucasse” lo schermo come un attore carismatico e consumato. A studiosi e appassionati colpiva lo spessore antropologico di Z' 'Ndreijë, e la sua straordinaria generosità umana. Tra questi Nicola Sansone, Michele Mangano, Giuseppe Gala e soprattutto Salvatore Villani con cui Andrea era molto amico.
Quanto a me, dormivo nello stesso letto di Z' 'Ndreijë, mangiavo lo stesso identico piatto che Michelina con gentilezza e pazienza infinita preparava per noi, e lasciavo quello che lui lasciava, nella speranza che questi accorgimenti improbabili mi aiutassero a imparare a cantare come lui. Naturalmente non ci sono riuscito. Anzi, nella mia ansia di imitare, ho preso tremende cantonate. Per esempio imitavo la mano destra di Andrea sulla battente ignorando per anni che una leggera rigidità della mano del maestro era dovuta a un precedente piccolo ictus. So che non ci crederete, ma ancora oggi suono con la mano come se avessi avuto anche io un ictus...!
A Carpino dopo la scomparsa di Rocco Draicchio è stato più difficile per i paesani, musicisti o meno, appassionarsi in maniera sistematica al genio creativo e sempre innovativo di Sacco. Forse è la legge umana del dare per scontato ciò che ti appartiene e che hai a portata di mano, e così solo pochi tra i carpinesi, tra cui certamente Luciano Castelluccia e Matteo Silvestri, hanno ascoltato le sempre diverse risposte che il canto di Z' 'Ndreijë dava alle medesime domande poste dalla battente del 1924: vistësanë, mundanarë, rurjanellë, carpënese...
Per la verità, i primi anni che venivo, diverse tra le persone più acculturate di Carpino trovavano bizzarro il mio interesse per Andrea, e parecchie volte ho dovuto ingoiare l’amaro di chi, con arroganza e stupidità, concludeva il discorso con una battuta su Andrea e più in generale sui cantatori di Carpino in riferimento al loro esser stati grezzi pastori ubriaconi malandrini molestatori delle notti di pace della sana comunità carpinese. E non vedeva l'altra parte. Insomma, la solita questione: nemo propheta in patria.
Grazie anche all'infaticabile lavoro del gruppo del Folk Festival (oltre Michele Ortore e Luciano gli amici Antonio Basile, Antonio Manzo, Alessandro Sinigagliese e poi Rocco, Mattia, Domenico), di Michele Simone, e di alcuni altri personaggi che conosco meno, piano piano le cose cominciarono a cambiare.
Un episodio rimane stagliato nella memoria di alcuni di noi: il novantesimo compleanno di zì Andrea. Con Elia rimanemmo tutta la giornata a casa con lui. Ogni tanto veniva qualche amico e conoscente a fare gli auguri a Andrea, un pasticcino, un succo di frutta, fino a quando venne sera. Noi lo sapevamo, ma non potevamo dire niente. Al balcone (proprio quello “che una volta era finestra”...) non ci voleva venire, insistemmo un po’, Andrea diceva “Eh, è passata tante volte la banda qui sotto!...”, come per dire “e che ci vengo a fare a vedere la banda??!”, poi si affaccia e vede che la banda è per lui, proprio per lui!, suona per Sacco Andrea, e allora si veste in fretta, usciamo in strada, a via Roma, e tutti i carpinesi gli fanno gli auguri, ci sono tutte le figlie, le nipoti, gli amici quelli vecchi e quelli giovani… A 90 anni è uno dei regali più belli che Andrea abbia mai ricevuto nella sua vita, il grazie di un paese, nei miei occhi z' 'Ndreijë che balla alla carpinese con Maria “la grande”...
E così, tra una festa di banda e una nuova edizione del festival, anche le istituzioni, che ancora 10 anni fa dormicchiavano sonni imbarazzanti, cominciarono a svegliarsi, e a ricordare. Dico questo senza polemica e perchè l'ho provato sulla mia pelle. Il libro che ho scritto, “Andrea Sacco suona e canta”, l’ho preparato e scritto anche a casa di Z' 'Ndreijë, e con Michelina sceglievamo le foto. Ingenuamente, pensavo che questo libro sarebbe stato adottato dalle istituzioni come un loro patrimonio, perché Andrea era molto più patrimonio di Carpino, della Provincia di Foggia e della regione Puglia che non dello scrittore improvvisato Noviello o delle Edizioni Aramirè.
Sono stato molte volte a bussare, non aprirono mai. Scoprii che la serenata poteva funzionare con le donne, ma con le istituzioni era più difficile....In quegli anni ho pensato che in fondo si confermava una storia antica, in cui in genere le istituzioni sono capaci di parlare del proprio passato solo in termini decorativi, o monumentali, e del tutto incapaci invece, come direbbe Pasolini, di creare da esso nuova storia, e di riconoscere nelle culture orali la sorgente. Dare spazio a Andrea Sacco era troppo avanti per loro.
Sono passati degli anni e oggi siamo qui al Centro Culturale Andrea Sacco. Forse allora veramente è cambiato qualcosa?... Chissà che effetto farebbe a Z' 'Ndreijë entrare qui, forse farebbe la stessa faccia di quando vide il libro, lo toccò qualche secondo, poi fece una smorfia di sorriso, e già guardava avanti, guardava oltre. O forse stavolta, cantando insieme ai Cantori, magari si commuoverebbe anche lui...
I Cantori di Carpino... Piccininno (applauso)... Maccarone.... Nicola Gentile fece un grande regalo alla comunità inventando i Cantori di Carpino. Fece un grande regalo anche a Z' 'Ndreijë, perchè quando Andrea doveva partire per qualche concerto ritrovava voglia di vivere, sprint, e tornava il protagonista che era stato decenni fa nelle vie di Carpino quando era giovane e aveva la capa fresca.
Coi Cantori Andrea sul palco non conosceva stanchezza, cantava e suonava per ore. A volte gli scappava un: “ah se fossi solo un poco più giovane...” Quello che colpiva, tra le tante cose, è che i sonetti anonimi e vecchi di secoli diventavano sempre più pezzi di vita di Andrea, e viceversa. Sonetti antichi di centinaia di anni raccontavano di quando ad Andrea era suonata la campana a morto, o quando aveva mandato via la giovine, o quando aveva imparato a suonare in pochi giorni prima di Pasqua per cantare alla sua fidanzata... A volte per me non è stato facile capire se zì Andrea incarnava la tradizione o se la tradizione incarnava zì Andrea.
Altri racconti della sua vita non divennero mai sonetti, ma diventarono racconti mitici per chi voleva bene a zì Andrea: i furti incrociati di capre tra pastori, il cane anzi la cagnetta che andava a caccia da sola, il sequestro della chitarra battente da parte delle forze dell’ordine fascista, l’epopea africana poi greca e infine turca, il somaro ucciso e mangiato in guerra, o quando a Lecce dopo il concerto lo salutavano come un Papa...
Sacco diceva che i giovani del gruppo non sapevano cantare, che Elia e io non sapevamo cantare, nessuno sapeva cantare, e aveva ragione, e si faceva delle grandi risate. Viveva il suo talento come un fatto naturale, di cui non si vantava. Raccontava di non ricordare una, dico una, volta che gli fosse andata via la voce. Raccontava di aver portato decine centinaia di serenate, raccontava dei 2 gruppi di carpinesi che aveva fondato e portato poi a San Remo, a Milano. A Melbourne, alla fine di un concerto, la vecchia zia Rosa, ex abitante di via Roma a Carpino, volle parlare con noi, perchè anche lei aveva ricevuto una serenata da giovane con la battente... chi gliela aveva portata? Certo che si ricordava, abitava vicino a lei, si chiamava Sbarlagammë.
Eppure, tutte le volte che qualcuno andava a chiedergli un sonetto, un consiglio, a fargli ascoltare una cantata, lui era sempre lì, pronto, la porta di casa sempre aperta... “quando vuoi venire io sto qui”... Sempre aperta la porta anche perchè doveva essere pronto a fuggire via per andare a cantare. Fuggiva dalla super amorevole Michelina, che lui credeva sempre non lo mandasse a suonare, per via dell'età, ma Michelina meglio di tutti sapeva che ogni volta che Andrea andava a suonare tornava più giovane e forte, e come una mamma saggia gli preparava la borsa, e via in fuga coi compagni suoi, i Cantori, e qualche volta anche con me, Elia e Monica.
Una volta, mi ricordo, stavamo andando a casa mia a Roma. In macchina Andrea mi racconta una storia, lunga, intricata, avvincente, di un dottore e la Fortuna. Mi dice che è una storia vera perchè, una volta, l'ha letta su un libro, in Comune, e i libri riportano cose vere, “sennò uno perchè dovrebbe scriverle?”. Entriamo a casa mia, due grandi librerie piene di libri, Andrea li guarda, parliamo, ceniamo, ce ne andiamo a dormire, e solo allora mi chiede: “Ma tu li hai letti tutti?”
Andrea sapeva leggere e scrivere, ma era tutto dentro quella cultura e quella partizione sociale che chiameremmo “cultura orale”, la cultura dei contadini e dei pastori, che le classi egemoni hanno sempre trattato con sprezzo, e al massimo a volte con la pietà che si concede agli inferiori. Il posto che fu dato con benevolenza ad Andrea al Comune fu una manna dal cielo, per la carissima famiglia Sacco (Damiano, Maria, Michelina, Carmine, e...l'americana!). Era il posto più umile, passacarte.
Da quando l'Italia è un paese democratico, e non sequestra più per 6 mesi le chitarre battenti dei suonatori tradizionali, sono passati dal Comune di Carpino decine e decine di sindaci assessori funzionari. Di qualcuno particolarmente capace è rimasto famoso il nome tra i carpinesi, la maggior parte invece sono scomparsi nella memoria collettiva, come ognuno di noi è destinato a fare.
Questi amministratori di oggi, che sentitamente chiunque vuole bene a Sacco e alla musica e al Sud ringrazia, in fondo stanno facendo uno scherzo alla Storia, e lasciano a futura memoria il nome di Andrea Sacco, pastore di capre, contadino a cavallo, e impiegato del Comune con l'ultimo impiego. In realtà fulgido musicista capace di lasciare nella memoria collettiva di oggi e di quelli che verranno suoni che resteranno per sempre, e che diranno a tutti perchè Carpino ha un suo posto nella Storia della bellezza umana.
Io li ringrazio sentitamente, e per concludere racconto a loro e a tutti voi un'ultima storia:
siamo nel 2106, un 17 di marzo, quasi tra 100 anni, ed ecco entrare un bambino con un papà. Abiti irriconoscibili, siamo nel futuro!, ma parlano dialetto carpinese. Il bimbo che già a 3 anni sa perfettamente leggere, chiede curioso: “papà, ma chi era questo Andrea Sacco?” Può darsi che il papà non lo saprà più, e in questo caso tutta Carpino avrà perso la battaglia che è stata cominciata dal Folk Festival, dalla Pro Loco, e oggi dalla Amministrazione, senza avergli poi dato il seguito che è necessario dare da oggi, tutti quanti e non solo qualcuno. Può darsi invece che il papà risponda: “era quello che portava le serenate, che la mosca sotto il naso non se la faceva passare, che parlava sempre dritto in faccia, e che non è mai morto, perchè chi suona e canta non muore mai....” In questo caso non avrà vinto Sacco ma avrà vinto la tenacia di Carpino, la bellezza della Puglia, la dignità del Meridione, e Sacco sarà finalmente Propheta in patria!
- TEO CIAVARELLA, GUGLIELMO PAGNOZZI E IL COLLETTIVO MUSICALE CARPINESE
“Progetto Speciale Carpino Folk Festival”
Venerdì 07 agosto, Carpino – Piazza del Popolo ore 21.30
- DAVID RIONDINO
con la straordinaria partecipazione della Banda del Conservatorio Statale di Musica “Umberto Giordano” di Rodi Garganico e del Coro Polifonico “Stefano Manduzio” di Sannicandro Garganico
“La Buona Novella” di Fabrizio De’André – Omaggio a Fabrizio De’André
- RITA BOTTO, TEO CIAVARELLA, ANTONIO MARANGOLO, FELICE DEL GAUDIO
“Stranizza d'Amuri” – Omaggio a Rita Balistreri
- ROSAPAEDA
Omaggio a Miriam Makeba e Roberto Murolo
Sabato 08 agosto, Carpino – Piazza del Popolo ore 21.30
Martedì 04 Agosto, Carpino, Largo San Nicola, ore 21,30 "Viaggio nella Terra della Chitarra Battente" La serenata, la tarantella, la danza, la cultura tradizionale di una comunità attraverso i suoni di una chitarra battente
Interventi musicali dei battentisti: - Roberto Menonna (Carpino) - Marco di Mauro (Carpino) - Giuseppe di Mauro (Carpino) - Enrico Noviello (Manfredonia) - Pio Gravina (San Giovanni Rotondo) - Angela Castelluccia (Ischitella) - Nicola Sansone (Monte Sant'Angelo) Consulente Scientifico Antonello Ricci (Cirò – Kr). Antropologo e musicista, è professore presso l’Università degli studi “La Sapienza” di Roma, dove insegna discipline Demoetnoantropologiche
Mostra-Mercato strumenti musicali a cura dei costruttori garganici - Rocco Cozzola (Carpino)
- Giuseppe Draicchio (Carpino)
- Matteo Silvestri (Carpino)
- Antonio Rignanese (Vico del Gargano)
- Gabriele Orlando (Rignano garganico)
- Enzo Valente (Ischitella)
Con questo Viaggio nella Chitarra Battente del Gargano si vuole entrare in contatto col mondo della cultura tradizionale agro pastorale, tramandata oralmente e in parte ancora funzionale alla vita delle comunità. In tale ambito la musica e gli strumenti musicali assumono un ruolo di rilievo e i suonatori, per il loro grado di conoscenza, rappresentano le punte più avanzate di questa cultura.
Attraverso gli interventi musicali dei maestri, non si vuole riesumare e portare alla ribalta oggetti estinti, ma si vuole dare l'occasione di conoscerli e capire quanta arte, passione e orgoglio sono in esso contenuti.
Un vero e proprio meeting in cui si esibiranno prima i suonatori del Gargano e a seguire tutti gli altri maestri della chitarra battente che hanno accettato il nostro invito.
L’OMAGGIO DEL SUD DELL'ITALIA A 10 ANNI DALLA SCOMPARSA DI FABRIZIO DE ANDRÉ
DAVID RIONDINO in La Buona Novella di Fabrizio De’André
Con la straordinaria partecipazione della Banda del Conservatorio Statale di Musica “Umberto Giordano” di Rodi Garganico diretta da Giuseppe Spagnoli e del Coro Polifonico “Stefano Manduzio” di Sannicandro Garganico diretto da Costanza Manduzio
ideato e diretto da David Riondino
La buona novella, una delle più importanti raccolte di racconti in versi di Fabrizio De Andrè, uscita nel 1970, rielaborata e interpretata per una banda, due voci, con un interprete d’eccezione come David Riondino. Un omaggio al De Andrè rivoluzionario alle prese con un tema religioso tratto dai Vangeli Apocrifi, gesto che al tempo fu oggetto di polemiche violente. Il progetto è dell’attore, comico e cantautore David Riondino, voce recitante sulle note dell’album riprodotto dalla Banda e la Corale del Conservatorio Statale di Musica Umberto Giordano di Rodi Garganico ed eseguito dalla voce solista di Chiara Riondino. L’elaborazione della partitura musicale è stata affidata a Marco Pontini. Il progetto è stato ideato da David Riondino con la collaborazione di Fabio Battistelli.
La Buona Novella è il capolavoro di De Andrè, composto nel pieno della contestazione studentesca e operaia, del fermento politico, della lotta di classe. L'album leggendario, dove si condensano straordinariamente sacro e profano, dove si ritrova la già (de)cantata elegia degli umili e si sferzano con durezza e asprezza gli abusi del potere, dove coesistono amore e odio, e soprattutto dove viene sì riletta la figura del Cristo, uomo puro mandato a morire da una società borghese, ma dove trova spazio la figura di Maria, non più Madonna, ma semplicemente donna. Un'opera musicale che è in realtà poesia pura, dimostrazione palese del genio di De Andrè.
Rende omaggio al noto cantautore, con uno spettacolo in cui canta e diviene voce recitante David Riondino, toscano, classe 1953, artisticamente nato con la generazione dei cantautori degli anni Settanta: con canzoni come La canzone dei piedi e Ci ho un rapporto. Giovanissimo ha debuttato al teatro Zelig di Milano e da allora ha esplorato quasi tutte le forme di comunicazione. Sfuggito grazie alla sua poliedricità ai più comuni cliché artistici, definisce l'intellettuale "una persona fisica, che comunica, che partecipa, che sa trasformare la sua esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, che non trasforma il sapere in potere, che ha un'idea sentimentale del comunicare" ed è alla ricerca di un nuovo linguaggio, "la perfetta commistione tra musica, scrittura e disegno".
Più che resoconti storici e obiettivi, i Vangeli Apocrifi rappresentano una raccolta di leggende che umanizzano i personaggi principali sottolineandone pregi e difetti, fino alla demistificazione, accentuando l'elemento del dettaglio e del miracolo per soddisfare la curiosità popolare; diffondendosi fino a influenzare profondamente i costumi, le feste e le tradizioni. De Andrè dedica ai Vangeli Apocrifi un intero album, La Buona Novella. Interessato da sempre alle vicende dei deboli e degli emarginati, il grande cantautore genovese attinge alle leggende popolari per ritrovarvi temi a lui cari come lo scetticismo, l'ipocrisia, la speranza, la giustizia del messaggio cristiano e l'ingiustizia spesso praticata dalla Chiesa.
David Riondino voce recitante
Chiara Riondino voce solista
Fabio Battistelli clarinetto
Angelo Lazzeri chitarra
Alessandro Giachero pianoforte
Milco Merloni contrabbasso
Mauro Giorgeschi batteria
Banda del Conservatorio Statale di Musica Umberto Giordano di Rodi Garganico
Direttore: Giuseppe Spagnoli
Antonio PizzarelliClarinetto
Mario ManiconeClarinetto
Michele AugelliClarinetto Basso
Antonio FalcoOboe
Teresa SalveminiOttavino
Antonio MontecalvoFlauto
Pasquale ManobiancoSax Contralto
Rocco IocoloSax Soprano
Antonio d’AvolioSax Tenore
Vincenzo LimosaniSax Baritono
Miki PaolinoSax Tenore
Giovanni CalmieriCorno
Giuseppe CutaneoCorno
Luigi CicchettiTromba
Angelo VotoTromba
Michele MaioranoTrombone
Michele ManiconeEufonio Baritono
Giuseppe CutaneoBasso Tuba
Emanuel CastellucciaPercussioni
Elio SpagnoliPercussioni
Michele PaolinoTimpani
Coro Polifonico “Stefano Manduzio” di Sannicandro garganico
'SENTITE BUONA GENTE' AL CARPINO FOLK FESTIVAL 2009 CON L'ARCHIVIO SONORO DELLA PUGLIA
a cura di Vincenzo Santoro
03 AGOSTO
La straordinaria capacità di fascinazione dell'altra musica
Con la proiezione inedita dello spettacolo intitolato 'Sentite buona gente', curato da Vincenzo Santoro, il Carpino Folk Festiva e l'Archivio Sonoro della Puglia riporteranno in vita gli strepitosi gruppi di musicisti tradizionali che nell'inverno del 1967 al Teatro Lirico di Milano dimostrarono con una straordinaria capacità di fascinazione che "esistono, anche in Italia, modi diversi di fare musica, non scritta, ma non per questo meno valida".
Accadrà Lunedì 3 agosto alle ore 22 nel Largo San Nicola di Carpino (FG), appuntamento della quattordicesima edizione del 'Carpino Folk Festival', il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni.
Annunciata la presenza del regista (assistente di Strelher) Alberto Negrin
Proiezione del video/documento "Sentite buona gente". Prima rappresentazione di canti, balli e spettacoli popolari italiani.
A cura di Roberto Leydi con la collaborazione di Diego Carpitella, regia di Alberto Negrin.
Si tratta di una testimonianza straordinaria di strepitosi gruppi di musicisti tradizionali, al massimo del loro vigore espressivo e performativo.
Nel Programma dello spettacolo c'era scritto: "Le voci vive e vere dei contadini, dei pastori, dei montanari, degli operai di Carpino (Foggia), Ceriana (Imperia), Crema (Cremona), Maracalagonis (Cagliari), Nardò (Lecce), Orgosolo (Nuoro), San Giorgio di Resia (Udine) e Venaus (Torino), i loro balli, i loro strumenti, le manifestazioni della loro civiltà testimoniano della presenza attiva della cultura popolare nel mondo moderno. Ballate storiche, canzoni narrative, canti di lavoro, mutettus, stornelli, sos tenores, sunetti, la terapia musicale del tarantismo pugliese, la danza delle spade, il ballo tondo, la tarantella, la Resiana, launeddas, solittu, organetto, tamburello, violino, violoncello, chitarra, chitarra battente, triangolo".
Lo spettacolo aveva una doppia finalità dichiarata da Leydi:
- avvertire il grosso pubblico che "esistono, anche in Italia, modi diversi di fare musica, non scritta, ma non per questo meno valida"
- far cadere il vecchio adagio sulla legittimità di portare "fuori contesto" le espressioni musicali tradizionali. Infatti la spettacolarità intrinseca dei cantori cosiddetti popolari è una spettacolarità "universale", cioè valida anche al livello di altre classi sociali e diverse strutture economiche.
Le musiche degli autentici cantori e suonatori popolari dimostrarono in quella prima occasione del tutto decontestualizzata dal normale campo di azione, una forza comunicativa propria e una capacità di fascinazione tale da non richiedere la mediazione dei gruppi di riproposta. Da quel momento le strade del folk revival e degli spettacoli degli autentici informatori si divisero.
La Puglia era rappresentata da ben due gruppi, i suonatori di Carpino (Andrea Sacco, Gaetano Basanisi, Rocco Di Mauro, Giuseppe Conforte, Angela Gentile e Antonio Di Cosimo) e i musici di Nardò (Luigi Stifani, Pasquale Zizzari, Giuseppe Ingusci e Salvatora Marzo “Za’ Tora”).
Sentite Buona Gente - 1966-67 - Fotografia Ciminaghi Luigi
"LA NOTTE DI CHI RUBA DONNE" - CONCERTI DELLA TRADIZIONE
Vidë che bella lunë che belli stellëGuarda che bella luna che belle stelle
questë iè la nottë che cë arrubbënë li donnëquesta è la notte che si rubano le donne
chi arrubbë li donnë non cë chiamë ladrëchi ruba le donne non si chiama ladro
cë chiamë giuvinottë svënturatë…..si chiama giovanotto sventurato…..
La serata, denominata “La Notte di chi Ruba Donne”, è quella in cui a Carpino si gira (va) per il paese a “fare innamorare le donne alla finestra", la notte dei sonetti fatti a serenate.
Nei luoghi in cui sono state effettuate la maggior parte delle registrazioni etnomusicologhe che hanno coinvolto il Gargano, al ritmo di musiche lontane, perse nella memoria dei secoli e riattualizzate, si cercherà di rendere il presente in diretto contatto con il passato; notte di canti e di strani incontri tra culture diverse.
È questa la serata del festival in cui si intende dare ampio spazio alla musica popolare amata dagli studiosi, quella degli autentici interpreti, che in gergo sono definiti, “i cantori” o i “cantatori”.
È in questa serata che si realizzeranno le migliori condizioni per mettere a loro agio gli anziano cantori non abituati alla carnalità del grande pubblico che tuttavia con essi vuole ad ogni costo interloquire.
Questo anno è la volta di :
RARECA ANTICA – CANZONIERE VESUVIANO
PETRIÒ MMIA - CANTI E SALTARELLI MARCHIGIANI
I CANTORI DI CARPINO – SERENATE E TARANTELLE ALLA CARPINESE
PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE DEL 3 AGOSTO NELL'AMBITO DEL PROGETTO DELL'ARCHIVIO SONORO PUGLIESE
A CURA DI VINCENZO SANTORO
Proiezione del video
Sentite buona gente
a cura di Roberto Leydi con la collaborazione di Diego Carpitella, regia di Alberto Negrin
Il video, inedito, rappresenta uno spettacolo sulle musiche tradizionali d'Italia con la partecipazione di diversi gruppi rappresentativi delle diverse aree, tenutosi al Lirico di Milano, per la stagione del Piccolo teatro tra il dicembre 1966 eil febbraio 1967.
Realizzato per la Rai per una trasmissione televisiva che non è mai stata mandata in onda.
La Puglia era rappresentata da ben due gruppi, i suonatori di Carpino (Andrea Sacco, Gaetano Basanisi, Rocco Di Mauro, Giuseppe Conforte, Angela Gentile e Antonio Di Cosimo) e i musici del Salento (Luigi Stifani, Pasquale Zizzari, Giuseppe Ingusci e Salvatora Marzo “Za’ Tora”), che si esibiscono con diversi esempi tratti dai repertori musicali dei due "estremi" della Puglia. Nella parte garganica ci sono anche delle splendide scene di danza. Si tratta di una testimonianza straordinaria di due strepitosi gruppi di musicisti tradizionali, al massimo del loro vigore espressivo e performativo, ripresi con mezzi tecnici adeguati.
A seguire, presentazione del libro
Vincenzo Santoro
Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina
con Cd audio, Edizioni Squilibri 2009
Dalle pionieristiche esperienze degli anni Settanta fino all’esplosione degli ultimi anni, la ricostruzione del lungo processo di recupero e riuso dei materiali tradizionali giunto nel Salento a una sorprendente esposizione mediatica le cui ricadute vanno bene oltre i confini regionali. Una storia iniziata poco meno di quarant’anni fa ad opera di una variegata congerie di personaggi locali, spesso singolari e in qualche caso anche stravaganti che, coadiuvati a volte da personalità più blasonate provenienti dall’esterno, sono riusciti a produrre uno dei fenomeni musicali più sorprendenti e clamorosi degli ultimi anni: il “rinascimento della pizzica”.
In un avvincente racconto corale, una vicenda senza riscontri sul piano nazionale è ripercorsa dalla “viva voce” dei suoi protagonisti, da Rina Durante a Giovanna Marini, dal Canzoniere Grecanico Salentino ad Officina Zoé, da Eugenio Barba a Edoardo Winspeare, dal Canzoniere di Terra d’Otranto agli Aramirè, da Eugenio Bennato a Georges Lapassade fino all’ attuale dilagare di tarante a tutte le latitudinie nelle più svariate combinazioni.
Nel cd allegato al volume una significativa selezione di brani musicali che, con numerosi inediti, offre un’efficace rappresentazione sonora del movimento che, prima ancora dell’intervento delle istituzioni, ha reso possibile il “miracoloso”, anche se non privo di contraddizioni, recupero di una tradizioneormai prossima a scomparire.
Infine
Intervento musicale dei Suoni Rurali (Gianni Amati e Annamaria Bagorda)
Due giovani musicisti, ricercatori e collaboratori dell'Archivio, che proporranno alcuni esempi di musiche contenute nelle raccolte storiche.
L'IMPATTO ECONOMICO E GLI ALTRI EFFETTI POSITIVI DEL CARPINO FOLK FESTIVAL
MUSICA: 'Il festival della musica popolare del Gargano è una leva formidabile per il bilancio dell'economia locale' Carpino, 27 lug. - (L'impatto economico e gli altri effetti positivi del Carpino Folk Festival) - Lo scorso 7 luglio l'Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha presentato al Consiglio comunale di Carpino i risultati straordinari di una ricerca condotta per valutare gli effetti economici dell'omonimo festival che prenderà avvio il prossimo 2 agosto. Una formidable leva per il bilancio dell'economia locale che offre occasioni di intrattenimento, fornisce alle generazioni future un patrimonio da tutelare e valorizzare, produce, beni materiali ed immateriali, qualità del tempo e della vita, emancipazione e senso civico arricchendo la vita della nostra sfilacciata comunità. La divulgazione alla Stampa avverrà nel corso della Conferenza che si terrà a Bari - Sala Stampa della Presidenza della Giunta Regionale Lungomare Nazario Sauro - Giovedì 30 luglio 2009 Dal 31 luglio sarà in distribuzione gratuita scaricabile online su www.carpinofolkfestival.com
La ragione fondamentale che ha spinto l'organizzazione ad intraprendere una ricerca sull’impatto economico del Carpino Folk Festival è stata essenzialmente quella di avere dei dati che permettessero, con onestà intellettuale, valutazioni e confronti del festival del Gargano con le altre realtà italiane simili e/o anche similari che non fossero basati solo su numeri forniti a casaccio e/o su dichiarazioni soventemente campate per aria. Molti festival e rassegne sono certamente più chiacchierate del Carpino Folk Festival, ma non per gli spettacoli e per i risultati anche economici e turistici che producono, ma solo perchè hanno a disposizione budget che li permettono di attivare campagne di promozione che il festival in oggetto non si può permettere.
Il risultati della ricerca hanno dell'incredibile, anche per l'organizzazione stessa che sente il peso delle responsabilità. Come qualsiasi modello determinano valori che si prestano a letture soggettive e sono criticabili se valutati col bilancino, ma che nella sostanza manifestano un ordine di grandezza non discutibile.
In genere i modelli utilizzabili per calcolare gli impatti economici degli eventi culturali sono moltissimi. Quelli più vetusti e applicati, soprattutto all'estero, sono i cosiddetti Modeli Input-Output (IO), in grado di fornire utili indicazioni sull’andamento di più variabili: vendite, produzione, valore aggiunto, redditi, occupazione, gettiti fiscali.
Aver basato la ricerca su questi modelli ha significato valutare l’impatto economico del Carpino Folk Festival attraverso tre componenti denominate effetto diretto, effetto indiretto ed effetto indotto.
Operativamente questo significa che per valutare l’impatto economico complessivo è stato necessario effettuare le seguenti valutazioni: - determinare le spese degli organizzatori; - valutare le spese dei visitatori, ossia quanto ciascun “turista” spende mediamente al giorno; - applicare dei moltiplicatori alla spesa finale che misurano il grado di indipendenza economica dei vari settori in cui ricadono le spese iniziali.
In pratica determinare le variabili della seguente formula economica: Impatto economico = effetto diretto + effetto indiretto + effetto indotto = (numero di visitatori x permanenza media x spesa media per visitatore + spesa sostenuta dai produttori degli eventi) x moltiplicatori economici.
L'ipotesi alla base del lavoro che ne rafforza la validità è stata quella di essere in presenza di: - un evento di breve durata; - su un tema inconsueto rispetto ai classici eventi culturali temporanei; - orientato a un pubblico di nicchia e autoselezionato; - frequentato da una forte percentuale di visitatori ripetenti, che in buon parte ogni anno ritornano, rafforzando la base dei partecipanti, che cresce costantemente ogni anno in virtù di questa capacità di fidelizzazione del pubblico; - ospitato in una città di piccole dimensioni; - dotata di un celebre patrimonio culturale; - non percorsa dai flussi turistici tradizionali;
I dati relativi alla spesa degli organizzatori sono stati messi a disposizione dall'ass. culturale Carpino Folk Festival certificati dai bilanci sottoposti agli enti finanziatori per la rendicontazione e per il mantenimento dell'accreditamento presso l'Albo Regionale pugliese dello Spettacolo.
Per determinare la spesa complessiva dei visitatori è stato prima necessario avere dei dati sul numero degli spettatori che fossero confrontabili con le stime fornite dall'associazione. Quindi si è fatto ricorso alla produzione dei rifiuti solidi urbani i cui dati in puglia sono pubblici e online a partire dal 2007. Sono stati presi in considerazione i dati del 2008 disponibili presso l’Assessorato all’Ecologia ritenuti più affidabili e meno soggetti alle normali distorsioni dovute alla fase di start-up.
E'stato determinato il consumo per “abitante equivalente” e quindi calcolato che il Carpino Folk Festival 2008 ha registrato 41.635 presenze esterne all'area di riferimento, in altre parole di visitatori di medio raggio che per venire sul Gargano affrontano un viaggio e hanno bisogno di vitto e alloggio. Questo valore è risultato in linea con le stime calcolate con riferimento alla presenza per superfice quadrata degli spazi fruibili (Piazza e vie adiacenti) per gli spettacoli dell’anno 2008, ossia 82.000 presenze complessive (visitatori e locali) con un picco di 25.000 spettatori nella sola serata della performance di Vinicio Capossela. A questo punto è stata stimata la spesa media per visitatore, sulla base dei dati disponibili per le rassegne dello stesso tipo, e calcolata la spesa complessiva dei visitatori del Carpino Folk Festival 2008, ossia pari a €. 2.081.762,73. Considerando anche le spese sostenute dall'organizzazione si è quantificato che il solo impatto economico diretto è di €. 2.234.710,73 Un valore straordinario per un festival di musica popolare che non molto tempo fa era considerata una reliquia culturale di cattivo gusto. Reso ancora più straordinario se si considera che non risente della distribuzione degli effetti diretti nell’economia locale e dell'effetto sull'indotto, ma soprattutto stupefacente se commisurato al valore complessivo delle sovvenzioni pubbliche che si sono rese necessarie per realizzarlo.
Il Carpino Folk Festival, occasione per la comunità locale di misurarsi con il proprio patrimonio, rafforzando il senso di identità e il tessuto delle relazioni umane, è, anche e soprattutto, una grande risorsa economica che va difesa e tutelata, con tutte le iniziative per l’accrescimento delle forme di cooperazione e della cultura dell'ospitalità e dell'accoglienza; Detta in altri termini non si può certamente reputare la spesa per il Carpino Folk Festival e quindi le sovvenzioni necessari per la sua realizzazione come un intervento di spesa a fondo perduto o – addirittura – un lusso o uno spreco non giustificabile, anzi tutto il contrario l'aumento della visibilità del territorio sviluppato dal Carpino Folk Festival si traduce in attrattività e genera l'aumento della domanda di beni e servizi. Quindi il festival della musica popolare deve essere considerato per le istituzioni pubbliche ma anche per il mondo imprenditoriale locale a tutti gli effetti un investimento per il territorio tra i più remunerativi.
Tenuto conto che il totale delle sovvenzioni per il 2008 è stato pari a €. 117.736,53 ne consegue che ogni euro investito dalle amministrazioni pubbliche nell'evento concorre a generare 19 euro di giro d'affari per il sistema imprenditoriale locale.
Ma gli effetti positivi non sono solo immediati sul sistema del commercio e dei servizi, con un occhio di riguardo per il settore agro-alimentare e per quello bancario, ma sono effetti permanenti sull'immaginario collettivo e sulla qualità percepita dell’evento e del territorio, elementi fondamentali per ogni azione di marketing in quanto lasciano una traccia positiva ed indelebile nella memoria dei visitatori/spettatori.
Altro effetto a cui l'associazione tiene in modo particolare (motivo d'orgoglio) e che però dai numeri citati poco si evince, ma che è indubbiamente percepibile sul Gargano, è quello di un evento che genera comportamenti virtuosi da parte delle comunità locali, che si sentono spinte a confrontarsi, a misurarsi e a migliorarsi, facendo leva su logiche di appartenenza.
Concludendo, il Carpino Folk Festival offre occasioni di intrattenimento in grado di rendere più gradevoli i soggiorni estivi, fornisce alle generazioni future un patrimonio da tutelare e valorizzare, produce, beni materiali ed immateriali, qualità del tempo e della vita, emancipazione e senso civico arricchendo la vita della nostra sfilacciata comunità. Non investire (perchè di questo si tratta) o peggio ancora tagliare le sovvenzioni al Carpino Folk Festival provoca un inadeguato sfruttamento di una leva formidabile per il bilancio dell'economia locale a tal punto che in un periodo di recessione economica si configura come un vero e proprio crimine economico nei confronti della comunità di appartenenza.